Il Presidente del Co.S. Di Malta sulle dichiarazioni di Cricelli

A partire dalle sorprendenti dichiarazioni che il Presidente della Simg Claudio Cricelli ha rilasciato sul significato della organizzazione e cooperazione in ottobre u.s. a Capri nell’ultimo congresso annuale della Simg, un giornalista immaginario intervista il presidente del Co.S. Di Malta impegnato da vent’anni sul tema della Cooperazione in medicina generale, chiedendogli cosa pensa delle dichiarazioni di Cricelli.

Il MMG cardine della 1° grande trasformazione dopo la riforma del  1978

La medicina primaria si sta trasformando. Claudio Cricelli, presidente della Simg, illustra le tappe del cambiamento. Ma lo Snami lancia l’allarme: attenzione alle nomine dei referenti delle Aggregazioni.

Cricelli: «La nuova organizzazione delle cure primarie costituisce la più grande trasformazione del Servizio sanitario nazionale dopo la sua istituzione nel 1978. I benefici di ogni riforma del Ssn sono oggi prevalentemente ricercati in termini economici. In realtà, siamo di fronte alla transizione storica dalla medicina generale a quella primaria, che consentirà di realizzare risparmi funzionali, gli unici in grado di determinare un reale impatto sulla vita dei cittadini, perché rendono più facile l’accesso ai servizi sanitari. La nuova organizzazione del territorio deve offrire nuove prestazioni, servizi innovativi, un’eccellente assistenza al domicilio del paziente tagliando le liste di attesa e dimezzando le migrazioni sanitarie. Siamo pronti a mettere in pratica i principi enunciati nel Patto della Salute, approvato lo scorso 16 luglio».

Il Dr Cricelli esprime la convinzione che la nuova organizzazione delle cure primarie costituisce la più grande trasformazione del SSN dalla sua istituzione nel 1978 e dice di essere pronto a mettere in pratica i principi enunciati nel patto per la salute del luglio 2014.

Lei cosa pensa di quello che dice Cricelli?

Di Malta: Presidente del Co.S.

Il Co.S. ne parla da quasi vent’anni (la costituzione del Co.S. a Forlì  ad opera del Dr. Biondini risale al 1995) in grande solitudine! Quindi saluto con “giubilo” il fatto che il Presidente della Simg ne abbia almeno preso atto e lo abbia pubblicamente dichiarato in modo finalmente non ambiguo.

Dopo di che però non posso non aggiungere due grandi preoccupazioni:

– La prima è che incombe il forte rischio che sia troppo tardi, perchè la lotta fra stato e regioni che tentano di farsi modelli propri  sta avviando il SSN su una strada senza ritorno: ovvero tagli lineari come drammatica risposta ad utilizzo “scellerato di risorse“ utilizzate per finanziare sperimentazioni a macchia di leopardo, inconcludenti, scoordinate ed a volte in contrasto tra loro.

– La seconda è che quando per ragioni di consenso, o di alchimie politiche o alleanze locali, si affida la riorganizzazione delle cure primarie a soggetti privi delle conoscenze/competenze/esperienze necessarie si rischia di aprire percorsi avventuristici dato che i pericoli più grossi si annidano in quelli che possono sembrare dettagli insignificanti.

Per capirci, per costruire un edificio non è sufficiente saper che ci vogliono mattoni, sabbia  e cemento, ma bisogna sapere anche quanto e dove metterne, metterli; oltre che ovviamente averne prima chiara l’idea sull’utilizzo e sulla tipologia degli utilizzatori.

Quando poi Cricelli afferma che “La nuova organizzazione del territorio deve offrire nuove prestazioni, servizi innovativi, un’eccellente assistenza al domicilio del paziente tagliando le liste di attesa”, questa consapevolezza speriamo non tardiva della Simg ci rende felici ma ciò nonostante noi del Co.S. avevamo un approccio differente al problema.

Quale? Ci ponevamo obbiettivi più terra terra: non nuove prestazioni (che inevitabilmente generano più richiesta, spesso inappropriata), ma gli stessi servizi di prima con una organizzazione diversa e fortemente innovativa della medicina generale. Tanto diversa che code, costi eccessivi, sprechi (e quindi tagli), avrebbero dovuto scomparire come una naturale conseguenza del cambio di paradigma.

Nel setting delle cure primarie sarebbe cambiato in modo epocale il rapporto fra territorio e ospedale,  divenendo l’ospedale e le strutture private “consulenti” dei MMG (che rispetto al paziente cronico ne detengono la governance) non esercitando più il ruolo di prescrittori autonomi più o meno mascherati. Quindi non nuove prestazioni ma gli stessi servizi più diffusi (vedi ADI diffusa in Italia a macchia di leopardo e totalmente insufficiente), meno costosi e più efficaci (non solo efficienti).

Dal MMG e Coop di servizio di MMG alle Coop sociali come attrici primarie della sanità territoriale nel mercato: l’equivoco pericoloso delle Coop sociali

Cricelli – «Nuova organizzazione, information technology e formazione costituiscono le tre vie da seguire. Nel Patto per la Salute 2014 sono privilegiate forme organizzative estese e complesse, che superano l’azione professionale del singolo medico. Il quadro che sta emergendo si presenta in continua e rapida evoluzione. In aggiunta alle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e alle Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP), già cardine della nuova assistenza sul territorio, le cooperative di medici si configurano sempre più come un’offerta integrata di servizi, soprattutto in termini di prestazioni sanitarie che spaziano dalla cura fino alla riabilitazione. Più del 20% delle cooperative del settore ritiene che la gestione imprenditoriale delle attività di provider di servizi complessi, rivolti a pazienti cronici, sia un’opportunità di sviluppo».

Cricelli, quando cita le coop che si aggiungono alle AFT e UCCP, fa riferimento a soggetti che garantiscono un’offerta integrata di servizi soprattutto in termini di prestazioni sanitarie, cosa che fa il paio con i servizi innovativi accennati prima.

Lei cosa pensa di questo ruolo che potremmo dire nuovo delle coop di MMG?

Di Malta: «Dico che se adeguatamente “letta” la trovo, non solo una bella idea, ma anche una idea che sarà a breve impossibile non praticare.

Aggiungo peraltro che per noi del Co.S. è impossibile non condividere un’idea che cerchiamo di propagare da almeno 6 o 7 anni (sempre più o meno inascoltati!) ed è il motivo per cui abbiamo costituito la Federazione Sanicoop associata a legacoop, che raccoglie, oltre alle Coop di servizio di MMG, una serie di Coop sociali di infermieri, di specialisti ect.

Sanicoop è nata per essere il contenitore nazionale della integrazione socio sanitaria e dei livelli integrativi di assistenza.

Il senso di questa mia convinzione si capisce immediatamente quando si pone mente al fatto che il finanziamento del SSN ogni anno si assottiglia in termini relativi quando addirittura non in termini assoluti (dal 2011 dati.. del Cergas della Bocconi), e che a questo segue un abbassamento drammatico dei Livelli essenziali di assistenza. Da qui sembra che a tutti sia chiaro, ma non ne sono cosi sicuroche man mano che  i LEA diminuiscono, crescono i livelli integrativi di assistenza non sempre allineati a obiettivi di salute, e che sono forniti da assicurazioni, mutue integrative (volontarie o contrattuali), senza contare ciò che il cittadino paga direttamente di tasca sua.

Quindi se davvero Co.S. e Simg sono convinti di questo percorso, due sono le cose che avrebbe senso fare:

– la prima, relativamente ai livelli integrativi di assistenza, è quella di redigere un accordo nazionale fra MMG e diversi committenti (terzi rispetto al SSN) ovvero le citate assicurazioni, mutue integrative ect  che intendono servirsene;

– la seconda è che, per quanto riguarda le coop di servizio di MMG (non sociali!), esse devono, previa una adeguata modifica dell’art 54 c. 3 lett b dell’ACN (che lo vieta!), potere fornire ai pazienti le prestazioni che si collocano al di fuori di quelle garantite dai livelli essenziali di assistenza.

Tutto questo è, non solo opportuno, ma addirittura auspicabile a condizione di non smarrire  il principio di mantenere separati ruoli ed obiettivi: da una parte i MMG che operano all’interno di un SSN universalistico e pubblico tenuto al rispetto dei LEA, dall’altra le Coop di Servizio che forniscono di servizi ai MMG una serie di servizi/fattori di produzione a supporto  della professione.

Se invece dovesse passare l’idea che il MMG può essere rappresentato (anziché dai sindacati dei MMG) dalle Coop (sia esse di MMG sia di infermiere professionali)[1] verso le Asl per la convenzione (ovvero per la tipologia ed i compensi dei servizi offerti) , salterebbe per aria la medicina generale e secondo me anche il SSN, perché si aprirebbero le porte ad una quantità incontrollabile di opportunisti che anteporrebbero il businnes al diritto alla salute.

Tanto per fare un esempio i Creg potrebbero riuscire (o dovrebbero riuscire!) a far quadrare i conti solo spalmando i pazienti particolarmente costosi su un’ampia platea di costi ragionevoli (ecco perchè le AFT non possono avere meno di 20 medici) e non come le assicurazione statunitensi che interrompono i contratti di assistenza per la persone con malattie gravi e quindi costose.

Mi piacerebbe che nelle sue dichiarazioni, Cricelli facesse emergere questo concetto ovvero che la parte pubblica delle cure primarie e quindi della medicina generale non sono in vendita a nessuno e men  che meno alle Coop sociali di altri operatori».

Cosa pensa del fatto che poi Cricelli annuncia chepiù del 20% delle cooperative del settore ritiene che la gestione imprenditoriale delle attività di provider di servizi complessi, rivolti a pazienti cronici, sia un’opportunità di sviluppo?.

Di Malta: «Appunto! sta proprio qui il bandolo della matassa di prima. Ed è per questo che lo trovo significativo e preoccupante nello stesso tempo:

– significativo perché comunque apre la strada alle coop di MMG;

– preoccupante perché è chiaro che se avesse voluto riferirsi al ruolo delle Coop quali fornitrici di servizi ai medici (già previsto dal comma 3 art 54 dell’ultimo ACN del maggio 2009) che restano essi stessi titolari del rapporto di convenzione con il SSN avrebbe citato il 100% delle Coop (comprese quelle che non hanno ancora capito perche sono nate!).

Il fatto che citi solo il 20% delle Coop mi fa “sospettare” che stia pensando ad un ruolo autonomo delle Coop di MMG come erogatrici in proprio di prestazioni sanitarie che, ove rappresentasse il core businnes delle stesse Coop, le costringerebbe a scardinare la medicina generale come è impostata adesso, con un rischio oggettivo di conflitto di interesse.

Cricelli –«La Simg è la società scientifica che “più di qualunque altra associazione” ha investito e promosso lo sviluppo di strumenti informatici sempre più potenti e sofisticati. Questi programmi supportano il professionista in tutte le fasi del processo di cura e nella governante. Oggi infatti siamo in presenza della quasi totale dematerializzazione della ricetta, che segue la già avvenuta informatizzazione del certificato di malattia e delle pratiche INAIL e, dalla fine di settembre, delle esenzioni».
Cricelli sostiene che la Simg è la Società che ha investito di più nella promozione di strumenti informatici. Lei cosa ne pensa?

Di Malta -«Io potrei anche essere d’accordo se limitassimo il concetto di  investimento in termini di tempo e di persone (e non di finanze) e se parlassimo solo di società scientifiche.

Poi però quando sento ammannire la ricetta dematerializzata e il certificato d’infortunio Inail e quello di malattia come un successo della Simg, mi vengono i sudori freddi. Io “pensavo” che questi tre dettagli ovvero la dematerializzata, il certificato Inail e quello Inps (fra l’altro anche abbastanza insignificanti nell’economia di un vero cambio epocale delle cure primarie) fossero una unilaterale e pesante imposizione della parte pubblica prima e dell’Inail e dell’Inps poi che hanno per questo investito (o sprecato!) forti cifre e “pensavo” che la adesione, obtorto collo, dei medici di famiglia fosse un portato della debolezza recente delle OOSS che non sono in grado di opporsi a tutte le recenti soperchierie imposte per via di legge (ci ricordiamo tutti la sofferenza che ci ha portato il certificato telematico dell’Inps e di quello dell’Inail che tanti non usano ancora).

Poi se qualcuno ha dovuto, sempre obtorto collo, sobbarcarsi un lavoro enorme ed un grande consumo di risorse (queste si finanziarie!) queste sono state le softwarehouse e non certo le società scientifiche! Anche se in passato i due soggetti si sono apparentemente sovrapposti.

Infine so, tanto per cambiare, di dire cose che non sono ancora note alla gran parte dei medici di famiglia perchè essi sono ancora nella forma mentis dell’“io speriamo che me la cavo” ovvero “che le AFT e le UCCP non diventino mai realtà”, però mi corre l’obbligo di avvisarli che stanno guardando il dito intanto che il saggio indica la luna!

Non hanno ancora capito che il problema non è scotomizzare o esorcizzare oggi le AFT/UCCP e ieri le Utap, le Case della salute, o le UMG o i nuclei di cure primarie o le Medicine di gruppo o altri “ disgraziati acronimi” più o meno graditi,ma che l’unica cosa inevitabile e indiscutibile, fatta salva l’opzione che scompaia la medicina generale, è che la figura del medico libero professionista che opera come singolo è destinata a scomparire e ad evolvere verso forme associative complesse. Il problema non è come si chiameranno le associazioni (AFT/UCCP) o Società (Coop) ma è “valutare le dimensioni minime per parlare seriamente di gruppi di acquisto ed economia di scala” che significa qualità con il risparmio (come il sapone sole!).

A seguito di questa “estinzione” del medico singolo, mai troppo agognata, gli strumenti informatici veramente necessari per “abitare” le forme associative saranno gli strumenti di interoperabilità fra cartelle cliniche informatizzate diverse in grado di rendere possibile la messa in rete dei 20 MMG dell’AFT, di gestire  estrattori multipli e progressivi, che rilevano gli indicatori per il monitoraggio della qualità dei modelli gestionali e di alimentare la cartella multidisciplinare di PDTA che relaziona in tempo reale MMG e specialisti di branca per ogni patologia cronica congiuntamente presa in carico.

Su questi strumenti non credo che nessuno abbia fatto più del Co.S attraverso le sue strutture operative, stante che è a tutti noto che abbiamo progettato e sviluppato nel 2007 l’OSM connector già da allora in grado di garantire interoperabilità estesa».

Non c’è rivoluzione senza formazione

Infine la formazione. «È assolutamente velleitario affrontare queste grandi trasformazioni– ha concluso Cricelli – senza definire un percorso di insegnamento rivolto ai medici e ai collaboratori delle cure primarie. Per questo il prossimo 5 ottobre a Firenze apre la Scuola di Alta Formazione della SIMG con l’obiettivo di addestrare nuove figure professionali. Cioè medici di medicina generale “con interessi disciplinari speciali”, in grado di coordinare al meglio le attività svolte sul territorio con quelle dell’ospedale.Una vera e propria interfaccia, una cerniera evoluta con la medicina specialistica, già presente in altri Paesi Europei ma non ancora in Italia. Il medico di famiglia non è più il ‘muro di gomma’ contro cui un tempo ‘rimbalzava’ il problema clinico del paziente, che poi veniva subito indirizzato allo specialista. Diventa invece il recettore che può affrontare direttamente ogni disturbo del cittadino. Per raggiungere questo obiettivo, ogni unità di cure primarie dovrà essere dotata di tutti gli strumenti necessari, che vanno dagli ecografi alle apparecchiature per la diagnostica di base. Ilcambiamento a cui assistiamo trova un riscontro anche nel nome della nostra associazione. Proporrò infatti all’Assemblea della Simg una nuova denominazione che potrebbe chiamarsi “Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie”».

Cricelli rilancia sulla formazione e annuncia la prossima nascita della scuola di alta formazione della Simg, valorizzando la figura del medico cerniera fra territorio e ospedale. Lei cosa ne pensa?

Di Malta:«La solita cosa che ne penso da 25 anni e cioè da quando ne parliamo. Il fatto è  che, se non cambiamo i binari e le filiere di scenario, inventare l’ennesimo acronimo destinato a vestire un sogno,  che lo si chiami gatekeaper o medico cerniera o medico ponte o pinco pallino, non cambierà mai nulla finchè non avverrà un “rivolgimento copernicano imprescindibile e propedeutico: ovvero che i medici di famiglia  con le coop avviino e gestiscano AFT e UCCP nelle quali l’attività degli specialisti siano gestite dai MMG e non,  come  succede in Toscana e in Emilia Romagna, che rispondano alle Asl o come sta succedendo adesso in Lombardia con i cosiddetti POT che rispondono e sono gestite addirittura da strutture pubbliche o private accreditate!

Se non  accade questo tutte le “parole“ sono nuove solo per prendere in giro i medici e i malati e mutatis mutandis, nulla cambia, e medici di famiglia e cittadini resteranno vittime di squali, incapaci e millantatori: non è mai stata libertà quella che un vincitore/dominus promette solennemente che ti “concederà”: si chiama pietas, compassione, elemosina, magari anche tolleranza  tutto quello  che volete: ma non libertà. La libertà non si riceve in concessione, si conquista!! D’altra parte la libertà comporta automaticamente la costruzione di un binomio inscindibile con la responsabilità (!!).Questa è la parte più difficile per medici di famiglia».

Cosa pensa delle affermazioni di Cricelli sulla alta scuola di formazione!

Di Malta: «Sulla Formazione pochi hanno dimostrato più competenza della Simg e  altri che si sono messi a copiare ( noi non lo abbiamo mai fatto) non si sono neanche lontanamente avvicinati alla qualità della Simg.  E tuttavia non posso non esprimere una perplessità a partire da una analisi spassionata di quelli che sono i temi storici della formazione prodotta dalla Simg ovvero  progetti di ricerca e su temi di carattere clinico e professionale.

Ma cosa c’entra questo con quello che abbiamo dichiarato in premessa ovvero guidare un passaggio cosi epocale da costringere i medici ad affrontare un processo organizzativo a 360 ° della medicina generale. Non stiamo parlando, per capirci, della Job description di vent’anni fa o anche del doctor office o di altri progetti di ricerca: stiamo parlando o dovremmo parlare di temi che fra l’altro dovranno essere appresi solo da quei pochi medici che si occuperanno di amministrare le cooperative di MMG  (anche solo 4 o 5 ogni 100- 200) ovvero:

– di  fare organizzazione di associazioni (AFT/UCCP) e di Società come le Coop,

– di gestione del personale (per evitare il caporalato),

– di centri costo/ricavo (per evitare i conflitti interni fra soci legati alla paura di pagare i costi eccessivi di colleghi di altri presidi erogatori o AFT),

– di redazione di bilanci preventivi e consuntivi di Coop che sono aziende ( e che affrontano il rischio di fallimenti senza pagamenti a piè di lista rassicuranti),

–  di assemblee separate di sezioni soci (per mediare fra dimensioni necessarie delle Coop per economia di scala e bisogno di vicinanza dei soci al CdA ),

– di rapporto delle Coop di MMG con clienti e fornitori,

– di ristorni con cui correlare la partecipazione ai risultati positivi dei soci a vantaggi per gli stessi,

– del perchè non bisogna costituire Coop sociali di MMG violando la legge 381 del 91 che istituisce le Cooperative sociali con paletti forti per tipologia di attività, di finalità e di agevolazioni fiscali e contributive,

– del fatto che non sia opportuno immaginare coop di MMG che eroghino prestazioni sanitarie (già vietati dall’articolo 54 dell’ACN) perchè a quel punto le Coop dovrebbero entrare nel mercato generale e aprirebbero la strada ad affidamenti di servizi attraverso gare d’appalto e facendo cosa che metterebbe in grande difficoltà le Coop di MMG stante che non avrebbero le dimensioni necessarie per reggere l’impatto con il mercato (tanto per fare un esempio la Coop OSA di Giuseppe Milanese dispone di 2600 soci lavoratori di infermieri e altro!),

– e di tante altre cose che sono lontane da ciò che ha fatto finora la Simg, ma anche altri soggetti che si stanno cimentando nell’insegnamento di materie di cui non si sono mai occupati perpetrando quell’antico adagio di chi dice che c’è in giro tanta gente che insegna cose che non ha capito!!). Attenzione perchè da adesso in avanti saranno in tanti a “straparlare“di Coop di MMG e molti di loro non sapranno di cosa staranno parlando.  Conosco gente che viene chiamata a insegnare o fare relazioni sulla cooperazione e che farebbe meglio ad occuparsi di amministrare pollai ma non grossi!!!

Alla fine mi chiedo cosa c’entra tutto questo con quell’ecografo e le altre apparecchiature della diagnostica citate prima da Cricelli e che devono formare il medico- cerniera di prima.

 

Cosa pensa dei soggetti che stanno tentando di entrare nell’area delle cure primarie? 

Di Malta: «Ci sono tanti competitor che vorrebbero occupare il settore delle cure primarie (per il banale motivo che questa area poi “trascina e/o condiziona la produttività/fatturazione  delle altre aree secondaria e terziaria) e affidarsi in modo disarmato a questi o a quelli non ci porterà da nessuna parte. Inutile dire che tutti costoro (cooperative sociali di operatori sanitari e socio assistenziali, strutture private accreditate, farmacisti, infermieri ect.) stanno cercando di approfittare della debolezza evidente della medicina generale  e delle sue OOSS.

Dobbiamo stare attenti a non aprire le porte della medicina generale a soggetti che si presenteranno prima con la faccia della generosità (offriranno gratis ambulatori e personale) ma poi scorrazzeranno armati fino ai denti nel campo della medicina generale.

Deve essere chiaro che non aprire le porte non vuol dire non collaborare, non fare partnership o altro, ma banalmente significa non cedere lo scettro del comando (sopratutto in cambio del biblico piatto di lenticchie!) sulle Cure primarie.

Chi sono tutti questi competitor?È noto a tutti: farmacisti, Coop sociali “vere” o finte, Strutture pubbliche e private accreditate: la loro possibilità di colonizzate il terreno delle cure primarie è direttamente proporzionale alla incapacità dei MMG di presidiarlo con una organizzazione diversa e più complessa di quella fin qui adottata! Ovvero  in sintesi MMG possono essere salvati (o persi!) solo da se stessi!

Le “piccole” preoccupazioni degli altri sindacati: il referente di AFT

Snami – L’allarme lo lancia il sindacato Snami: nelle Aggregazioni funzionali territoriali-Aft dei medici di famiglia il referente sarà nominato dal direttore di distretto. In realtà, la piattaforma della Sisac, la rappresentanza interregionale di parte pubblica che sta trattando con i medici del territorio il rinnovo delle convenzioni, afferma che l’esponente Asl nominerebbe il suo interlocutore pescandolo da una terna presentatagli dai medici dell’Aft.

Cosa pensa dell’allarme lanciato dallo Snami e riguardante la modalità di nomina del referente di AFT?

Di Malta: «Se valutato, estrapolandolo da ogni contesto, è una giusta preoccupazione!. Se valutato nel contesto in cui si sviluppa, è come vedere un marinaio di un peschereccio che, vedendo che la barca affonda,  si lamenta del fatto che la porta della sua cabina cigola!

Le “vere”(ma bisognerebbe conoscerle) preoccupazioni dovrebbero essere altre e riferite:

– al fatto che i dirigenti pubblici “pensano” di fare il cambio epocale della organizzazione della medicina generale (AFT e UCCP) a spese dei pochi incentivi storici della medicina generale e a partire da una interpretazione tautologica (è cosi, perché è cosi!) e restrittiva del concetto di isorisorse senza contestualizzarla. Mi spiego meglio: “tutto si deve fare senza spendere un centesimo di più” senza aggiungere che l’ambito di riferimento è quello generale delle cure territoriali all’interno del quale deve per forza esserci una riallocazione di risorse che vanno spostate dagli storici luoghi di inefficienze a quelli in cui si esercita una sperimentazione realmente innovativa della presa in carico  dei bisogni complessi dei cittadini (soprattutto cronici e fragili),

– al fatto che,  se si chiamano “Case della salute” non ci sono problemi di budget  (anche se ancora non si sa quanto costeranno), e se invece si chiamano “UCCP” vanno realizzate in condizioni di isorisorse (salvo poi chiamare UCCP  le case della salute se si vuole evitare di fare le UCCP che peraltro sono previste dalla legge).

– al fatto che le Regioni stanno calando dall’alto  le aggregazioni multiprofessionali – UCCP preconfezionate al di fuori di ogni contrattazioni sindacale o perché non rispettano le previsioni dell’art. 26 bis e ter dell’ACN del maggio 2009 o perchè ancora non esiste il nuovo ACN nella legge Balduzzi) In pratica, non stanno tenendo conto di un principio indiscutibile (perché sennò salta tutto l’impianto della legge) della legge Balduzzi ovvero la obbligatorietà per tutti i MMG di far parte di AFT e UCCP  (come si realizza questo se le UCCP vengono assimilate alle Case della Salute e queste possono ospitare al massimo il 10-15% dei MMG?

Quello che mi preoccupa non è tanto quello che lo Snami giudica un suo “cavallo” di battaglia ma il fatto che le OOSS, FiMMG compresa, sembrano devastate da un senso d’impotenza senza fine.

Ovvero, dopo aver accantonato (giustamente) l’atteggiamento di contrapposizione frontale che prima chiedeva gli aumenti del compenso e dopo averli acquisiti ne elencava le motivazioni /giustificazioni dal momento che è innegabile che di quattrini non ce ne sono più, bisognerebbe essere già pronti ad adottare nuove strategie. Solo che  le OOSS non hanno costruito nel tempo:

– nè un potenziale di conoscenze, mezzi e di strumenti in grado di permettere loro di proporre un modello globale in grado di governare la complessità di un sostanziale cambiamento verso una base impreparata e troppo avanti negli anni :

– nè un carisma e quindi un ascendente sulla base che consenta loro di essere promotrici di scelte innovative rischiando di essere,  in prima battuta,  impopolari,  senza saltare per aria! E quindi stanno facendo un po’ la fine di Don Ferrante nei promessi sposi che morì’ di peste continuando a negare di averla contratta!

Ma Angelo Testa leader Snami non vuole “coordinatori” o apicali nominate dall’Azienda sanitaria.«Intendiamo eleggerli noi e a noi dovranno rispondere». La situazione resta difficile, alcune regioni vorrebbero spendere sul territorio anche professionisti di estrazione ospedaliera. «Oggi Sisac ci ha illustrato l’articolo sulle unità complesse di cure primarie (dove operano MMG con altri professionisti, ndr) ed è anche peggio. La piattaforma – sottolinea Testa – propone una figura di coordinamento che “può anche essere un medico di medicina generale”, ma non necessariamente. Ci sono i margini perché l’Asl possa scegliere come tramite con noi un suo dipendente, medico ospedaliero o persino un infermiere». Sottostante a tutto questo, «c’è l’intenzione di redistribuire su tutte le voci delle Aft e delle Uccp le indennità di associazionismo, informatica e di personale dello studio, facendole in sostanza riacquisire alle aziende sanitarie». Ma c’è di più. «Il medico potrebbe concorrere per ambiti di scelta diversi dal suo; se ci sono due centri vicini ma l’Uccp sorge in uno dei due, il medico operante nell’altro dovendo garantire ore nella sede centrale potrebbe essere spinto a chiudere il suo studio, visti anche i costi di gestione e la redistribuzione delle indennità, e a sguarnire così la sua zona.

Un modo per salvare le cure primarie e il SSN salvando anche la medicina generale

Ma aldilà delle preoccupazioni dello Snami sulla provenienza dei referenti di AFT, lei come pensa si possano risolvere i grandi problemi delle Cure primarie!

Di Malta: «È difficile! Perché, come io sostengo spesso, l’accidente di portare le cure primarie (e quindi il SSN) al macello è, e sarà il portato di una cooperazione (anche qui!), magari anche inconsapevole ma potentemente distruttiva, di tre soggetti che con motivazioni diverse concorrono allo stesso obiettivo:  governo, regioni e medici di famiglia (o se preferite OOSS).

Nessuno dei tre, per ragioni diverse, desidera che la legge Balduzzi diventi realmente operativa. Eppure questa loro incapacità di decidere e di scegliere ci porterà alla stessa condizione dei territori alluvionati: nessuno fa niente per anni e tutti costruiscono dove e come non si dovrebbe (le case della salute di progettazione regionale a spot e non obbligatorie!).

Alla fine degli insignificanti torrenti vengono trasformati, da eventi straordinari complice però l’inerzia degli uomini, in mostruose bombe d’acqua che tutto travolgono. In fondo io credo dovrebbe essere molto più difficile nascondere i rischi e i disastri prevedibilissimi dei cattivi comportamenti, piuttosto che poi rimediare alle conseguenze delle catastrofi.

Concordo con quanto affermato all’inizio da Cricelli ovvero che «Noi MMG siamo pronti a mettere in pratica i principi enunciati nel Patto della Salute, approvato lo scorso 16 luglio».

Anzi a mio giudizio dovremmo inviare assieme  un estremo appello al Premier Renzi per dirgli che noi MMG siamo pronti a rimettere in piedi  le cure primarie senza aumento di costi ma a condizione che lui (dando rapidamente gambe alla Legge Balduzzi e al patto per la salute)  impegni i medici a costituire delle Coop di MMG e le regioni a lasciare che i medici gestiscano con le Coop di Servizio le AFT e UCCP!

Di Malta: «Mi dichiaro già da ora disponibile ad una collaborazione con Cricelli e con la  Simg finalizzata a meglio definire questi concetti sopratutto al fine di evitare i punti di criticità e le fughe in avanti.