Farmaco Generico: Una risorsa per le cure primarie

Il nostro paese risulta, purtroppo, agli ultimi posti in Europa per l’utilizzo dei farmaci equivalenti. Tale “primato” si riflette sul complesso della spesa sanitaria con sottrazione di ingenti risorse che potrebbero essere altrimenti destinate ed impiegate al miglioramento complessivo del sistema sanitario pubblico.
Il Consorzio Sanità (CoS.it) da quindici anni promuove, nelle differenti realtà regionali, modelli operativi tesi a portare un radicale rinnovamento delle cure primarie, puntando soprattutto alla diffusione di una cultura organizzativa della professione in senso associativo: tale reingegnerizzazione della medicina generale ha tra i suoi obiettivi primari anche l’ottimizzazione dell’uso delle risorse disponibili per mantenere e migliorare i servizi offerti ai cittadini.
Il farmaco equivalente, a causa di iniziali errori di comunicazione e promozione, viene ancora oggi considerato da una larga parte della medicina generale come un prodotto di “serie B” ed esistono, purtroppo, numerosi pregiudizi sulla sua reale efficacia e sulla completa sostituibilità. Esiste, inoltre, una scarsa documentazione scientifica a supporto del beneficio clinico, che offre l’utilizzo dei farmaci equivalenti. Per tali motivi il Co.S, attraverso la sua area di ricerca e formazione (MySearch) ha promosso sia una serie di incontri di aggiornamento ed approfondimento specifico sul tema della bioequivalenza tra le sue associate (Milano, Lecco, Varese, Lugo di Romagna), sia uno studio clinico osservazionale teso a verificare l’esistenza, nella pratica clinica quotidiana, di evidenze in grado di giustificare lo scetticismo diffuso, sulla reale efficacia dei farmaci equivalenti o che invece non si tratti solo di “leggende metropolitane” prive fondamento scientifico. Lo studio inoltre si è posto l’obiettivo di chiarire se tra i differenti farmaci equivalenti esistesse anche una ulteriore efficacia tra quelli che mantengono il marchio (branded) e quelli definiti invece “equivalenti puri” (unbranded).
Lo studio (link all’articolo completo) ha evidenziato in modo inequivocabile come non esista alcuna differenza, nei parametri clinici e biochimici analizzati, tra pazienti trattati con farmaci equivalenti e quelli che invece assumevano farmaci cosiddetti “di marca”; così pure come nessuna differenza è stata osservata tra gruppi di pazienti trattati con prodotti equivalenti branded o unbrunded. L’impiego dei farmaci equivalenti nella pratica clinica corrente ha quindi dimostrato di avere solo vantaggi sia dal un punto di vista clinico, sia soprattutto da quello economico: il loro uso consentirebbe, se utilizzati nella totalità dei pazienti trattati, un risparmio di quasi il 40%. Tali risorse, recuperate senza che ciò vada in alcun modo ad incidere sulla qualità delle cure erogate agli assistiti, potrebbero essere molto meglio utilizzate per ampliare i servizi alla popolazione più fragile (gestione di Centri polifunzionali territoriali, potenziamento delle cure domiciliari o dell’assistenza ai malati terminali…) ma potrebbero, contemporaneamente, contribuire alla riduzione di quella pressione fiscale di cui tutti ci lamentiamo ma della quale, non rendendocene sempre completamente conto, siamo in parte corresponsabili in prima persona, ad esempio, non sfruttando a pieno opportunità quali quella rappresentata dall’ uso corrente dei farmaci durante la nostra attività professionale.